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La PASSIFLORA: che cos’è, proprietà, usi e curiosità

La Passiflora

Con il suo caratteristico fiore simile ad una stella colorata, la Passiflora è una pianta officinale conosciuta per gli allegri colori e la forma piuttosto bizzarra di petali e stigmi. Altro motivo di notorietà di questa pianta è il frutto da essa prodotto, noto come “Maracujà” e più comunemente chiamato “Frutto della Passione“.

Quello che non tutti sanno è che la Passiflora, grazie alle numerose proprietà che la pianta possiede, trova un largo impiego anche in campo erboristico e viene utilizzata per la preparazione di infusi e tisane.

 

In questo articolo parleremo, dunque, di:

Nome scientifico: Passiflora incarnata

Famiglia: Passifloraceae

Altri nomi: Fiore della Passione, Maracuja.

 

La pianta

Esistono diverse specie di Passiflora, utilizzate come piante ornamentali (ad esempio Passiflora caerulea) o come pianta da frutto (Passiflora edulis, più nota come Maracuja). La specie maggiormente utilizzata in erboristeria è la Passiflora incarnata. C’è da dire, a scopo di precisazione, che i tassonomisti ritengono Passiflora incarnata sinonimo di Passiflora edulis, anche se le due piante differiscono per la composizione chimica.

Appartenente alla famiglia delle Passifloraceae, la Passiflora incarnata è una pianta rampicante con steli che possono raggiungere i 9 metri e che si attorcigliano a ciò che trovano attorno mediante viticci. I fiori sono bianco-violacei e le foglie profondamente lobate. Il frutto è una bacca gialla con molti semi avvolti da una polpa gelatinosa – il maracujà.

Benché sia largamente coltivata in Europa, la passiflora è originaria di boschetti e sottobosco della zona sudorientale del Nord America e di diverse zone dislocate in Asia e Australia.

 

Proprietà della Passiflora

A che cosa serve la Passiflora e quali sono i suoi benefici, dunque?

La moderna fitoterapia consiglia la Passiflora, oltre che per favorire la regolare motilità gastrointestinale, per il rilassamento in caso di stress e per promuovere il sonno. La sua azione blandamente sedativa a livello del sistema nervoso centrale è dovuta alle componenti flavonoidiche come iperoside, vitexina e isovitexina, presenti nella parte aerea della pianta. Nonostante la sua azione tranquillante, si tratta di una pianta assolutamente sicura, senza note controindicazioni. Inoltre, a differenza di molti farmaci tranquillanti e ipnotici, la passiflora è priva di effetti depressivi e può pertanto essere impiegata anche per periodi prolungati.

 

 

Impieghi della Passiflora in campo erboristico

A questo punto la domanda che sorge spontanea è una sola: come usare la Passiflora?

L’utilizzo della pianta trova le sue origini nel lontano passato, in seguito alla sua scoperta da parte delle popolazioni native americane. Le foglie pestate venivano usate per far sgonfiare lesioni, contusioni e ferite. La radice polverizzata, fatta infondere in acqua, trovava invece impiego nello svezzamento dei bambini e per le infezioni all’orecchio. La tisana ottenuta con la parte aerea, infine, si riteneva che calmasse i nervi.

Proprio grazie a quest’ultimo impiego, oggigiorni la Passiflora è ancora utilizzata nell’erboristeria moderna.

Per merito del suo un effetto rilassante, in grado di sciogliere lo stress, conciliare il sonno e promuovere il benessere mentale, la Passiflora viene utilizzata all’interno di tisane rilassanti, distensive e particolarmente indicate prima di andare a dormire.

 

 

Alcune domande correlate a questa tematica potrebbero essere:

Quando assumere la Passiflora?

L’assunzione della Passiflora è indicata nella cura dell’insonnia o nel trattamento di problematiche legate all’ansia e al nervosismo. Viene prescritta anche per contrastare disturbi gastrointestinali.

Si può assumere la Passiflora in gravidanza?

Data la criticità e la delicatezza del periodo quale potrebbe essere la gestazione, l’uso della Passiflora è sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento. Anche in infanzia se ne sconsiglia l’utilizzo.

 

 

Curiosità sulla Passiflora

  • La Passiflora non deve il suo nome alla passione amorosa, bensì alla passione di Cristo. Nel XVII secolo, infatti, i Gesuiti in missione in Sud America conobbero la pianta e vollero leggerne le caratteristiche come simbolo della Passione e morte di Gesù, una sorta di “lezione botanica sul Calvario”. Ed ecco allora che i tre stili del pistillo rappresentano i tre chiodi usati per crocifiggere Gesù. Le cinque antere sugli stami, invece, simboleggiano le cinque ferite sul suo corpo o, secondo un’altra tradizione, la spugna con cui gli diedero da bere in croce. I sottili filamenti bianchi e viola che circondano gli organi di riproduzione del fiore, poi, diventano immagine della corona di spine. I cinque petali, uniti ai cinque sepali, rappresentano i dieci apostoli rimasti fedeli (vengono esclusi dal novero dei dodici Giuda Iscariota, che ha tradito Gesù, e Pietro, che l’ha rinnegato tre volte). Nelle foglie lobate, per finire, si vedevano le mani dei persecutori di Cristo che impugnavano le fruste (i viticci).

 

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