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Tisane per perdere peso

Tisane in allattamento

L’allattamento, così come la gravidanza, è un periodo delicato in cui, per prudenza, si tende a sconsigliare l’impiego di integratori alimentari (e di farmaci) a meno che non siano effettivamente necessari. Alcune molecole attive presenti nelle piante e nei farmaci, infatti, possono passare nel latte ed essere assunte dal neonato.

Esistono, tuttavia, alcune piante che possono venire in aiuto della madre qualora la sua produzione di latte sia scarsa. Sono piante definite galattogene (o galattagoghe), ovvero che stimolano la produzione del latte.

La più usata, consigliata già dai medici greci antichi, è il finocchio, Foeniculum vulgare (l’infuso di semi, come può essere la tisana biologica Tre finocchi della linea Erbalis, firmata Valverbe).

Altre piante con un effetto simile sono l’agnocasto (Vitex agnus-castus), una delle piante più importanti per riequilibrare la produzione di ormoni femminili, l’erba medica (o alfalfa, Medicago sativa), la verbena (Verbena officinalis), il cardo mariano (Silybum marianum) e la galega.

Quest’ultima (Galega officinalis), tuttavia, ha dimostrato di procurare effetti tossici cardio-respiratori su pecore e bovini che se ne sono nutriti e viene pertanto sconsigliata in allattamento.

Esistono, dunque, delle piante sconsigliate durante questo delicato periodo. Oltre alla galega, citiamo il ginseng americano (Panax quinquefolius), che provoca insonnia, irritabilità e nervosismo, e la melissa (Melissa officinalis).

La salvia (Salvia officinalis) e il carciofo (Cynara scolymus) riducono la produzione di latte. Se assunte a dosi da integratore alimentare. Il consumo sporadico in cucina non provoca danno.

Ci sono poi delle piante amare che sono in grado di alterare il sapore del latte materno, rendendolo non più gradevole al lattante. Tra queste ricordiamo la genziana (Gentiana sp.), la china (Cinchona sp.) e il lichene islandico (Cetraria islandica).

Per concludere, è bene evitare anche le piante contenenti salicilati e lattoni sesquiterpenici, in quanto queste molecole possono provocare reazioni allergiche nei neonati. Tra queste piante ricordiamo il salice (Salix sp.), il ginkgo (Ginkgo biloba), l’assenzio (Artemisia absinthium), il tanaceto (Tanacetum sp.), l’enula (Inula sp.), l’Artemisia annua e il già citato carciofo.

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